Ogni cosa, nella vita umana, può essere letta secondo i principi di un gioco, ma questo non vuol dire sminuirne la complessità; vuol dire, al contrario, prendere atto di cosa sacrifichiamo nel nome di regole che possiamo sempre riscrivere. Se le istituzioni, il lavoro, la famiglia e la guerra ci costringono a seguire un copione ben definito, a sottostare ai criteri di una 'partita' pensata esclusivamente per discriminare tra vinti e vincitori, lo fanno in quanto giochi finiti: giochi orientati alla competizione, al pedissequo rispetto delle regole e alla promessa di un premio. E spesso, in nome di quel premio siamo disposti a subire le peggiori iniquità. I giochi infiniti invece sono espressione di quanto c'è di più genuinamente umano, vitale, intenso e imperituro: l'amore, l'amicizia, il mito e la poesia; là dove le regole sono costantemente riscritte in una danza di profonda intesa, e l'esito della partita non conta, ma solo l'intrecciarsi delle vite che vi partecipano. Là dove l'unico obiettivo è il piacere di giocare e far sì che tale piacere ci sopravviva. Comprendere che tutto è un gioco vuol dire capire che nulla è necessario e persino le più granitiche tradizioni possono essere scardinate in un afflato di rigorosa lievità. Giocare alla vita è forse il modo migliore per prenderla davvero sul serio, di liberarne tutte le infinite possibilità. Perché nel gioco, come ci ricorda Carse, 'tutto ciò che accade è importante'. Das Urheberrecht an bibliographischen und produktbeschreibenden Daten und an den bereitgestellten Bildern liegt bei Informazioni Editoriali, I.E. S.r.l., oder beim Herausgeber oder demjenigen, der die Genehmigung erteilt hat. Alle Rechte vorbehalten.